Abstract
Nel Medioevo e, in particolare, nel XII secolo, l’architettura diventa riflessione sul mondo e sul modo di concepirlo e leggerlo: il luogo fisico diviene, mediante l’uso di cicli iconografici, uno spazio denso di significati in cui possono essere allo stesso tempo inserite nuove conoscenze e simboli. Tale concezione si riflette anche nei cicli illustrativi miniati, spesso di volontà autoriale, che riutilizzano l’immaginario architettonico tratto dalla realtà contemporanea o dal testo biblico per costruire immagini verbali o figurate, funzionali a strutturare un macrotesto coerente e coeso. Il lettore, attraverso la meditazione e gli strumenti dell’esegesi visuale, che comporta una stretta reciprocità fra testo e immagini, giunge dunque all’(auto)costruzione del suo tempio interiore, ma anche a una costruzione cognitiva del mondo e a una riflessione su di esso.

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